mercoledì 3 novembre 2010

Combattere la speculazione - Atto II°



Ritorno sull'argomento dell'ultimo post perché la speranza non muore mai.
Sarkozy (che non è certamente il mio idolo) ha proposto una tassa sulle transazioni finanziarie subito ben accolta (!) dal mondo della finanza. Contrari il nostro eroe, la Banca Centrale Europea, gli economisti "veri"ma molto più sono coloro cghe lavorano di fine lobby (contro).
In Italia una proposta scandalosamente bipartisan è passata totalmente sotto silenzio. Tassare la finanza per il sociale. Ne avete sentito parlare tra lodi, escort, secessioni?
Se avete avuto la pazienza di leggere i link, vedrete che è stata presentata il 18 maggio, assegnata il 17 giugno ed attende pazientemente di essere ammessa in aula...
Ma se tanto mi dà tanto, questa è l'ultima volta che ne sentirete parlare.
Molto più interessante e in un certo senso sorprendente l'appoggio ottenuto in Europa (e non solo dalla Merkel), che potrebbe portare a qualcosa di buono nonostante la contrarietà ancora espressa da Brasile, Argentina, India, Canada, Giappone, Russia e un Obama anitra zoppa...


domenica 18 luglio 2010

Combattere la speculazione


Perché sembra impossibile combattere la speculazione selvaggia? (O meglio dire quella puramente finanziaria, perché la speculazione è una componente essenziale del sistema economico moderno).
Uno speculatore scommette sulla crescita o - oggi ben più spesso - sulla caduta di un titolo; ma se la speculazione è lasciata senza controllo politico (per connivenza col potere e per obbiettive difficoltà a dominare un fenomeno oggi di dimensioni transnazionali) allora l'economia diventa solo una scusa per la finanza; e più instabile sarà, più offrirà opportunità alla speculazione stessa.
In una "borsa mondiale" dove i capitali possono muoversi istantaneamente senza vincoli geografici (e si può speculare 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, c'è sempre una borsa aperta!) diventa legge la ricerca del maggior profitto nel minor tempo possibile; di fatto l'investimento sparisce lasciando spazio solo alla scommessa.
Se poi posso scommettere con soldi che non ho, e guadagnare cifre da capogiro se vinco, o fallire quasi impunemente se perdo (chi ha pagato per aver sbagliato speculazioni nella recente crisi?), allora ho il quadro della finanza mondiale oggi. Guadagni privati, perdite della collettività, questo è ancora definibile capitalismo?
Le lobby in campo sono apocalittiche perché tutti i centri finanziari sono coinvolti, chi più, chi molto di più, nella speculazione finanziaria; e, da che mondo è mondo, dove sono i soldi c'è anche il potere. I tentativi di contrastare il fenomeno sono pochi, timidi, irrisi dai media, tacciati di estremismo: di già attuato mi viene alla mente solo il divieto di vendere allo scoperto azioni tedesche alla borsa di Francoforte (viva Merkel).
Nessuno riesce però a spiegare perché è sbagliata la proposta di tassazione delle transazioni finanziarie a breve (la Tobin Tax) e quali danni potrebbe mai provocare, ne perché non viene proposta al G7, G8, G20 e G80, per non parlare del WTO e Banca Mondiale che sembrano (sono) più l'espressione della finanza globale che dei paesi che vi aderiscono: per scelta (del potere finanziario, quelli ricchi) o per ricatto (per ottenere prestiti, quelli poveri).
E sfido chiunque a spiegare come può sopravvivere una industria che deve rientrare degli investimenti in ore anziché in mesi.
Lasciamo scommettere sul default di un paese (Grecia? Spagna? Irlanda? Portogallo? ITALIA?). Vedremo la mano magica del mercato allungarci un (altro) sonoro scapaccione.


giovedì 15 luglio 2010

Non posso non citare


Questo intervento di Savino Pezzotta
Se la tattica ci divide (ormai non credo più nella possibilità di riconversione dell'UDC) tutto il resto ci unisce. 



martedì 13 luglio 2010

La pensione è un problema di solidarietà


e non di rendimento economico o di tassazione dello stato.
Allora perché arroccarsi sulla linea Maginot della pensione di anzianità?  Chiediamoci casomai il perché di questa istituzione tipicamente italiana..

Credo che nessuno possa contestare che il sistema pensionistico nasca per garantire a tutti i lavoratori, oltre alla sicurezza economica nella vecchiaia, una sorta di mutua assicurazione a copertura di sfortunati eventi della vita. Senza arrivare allo specifico istituto della pensione di invalidità, la raccolta collettiva garantisce il singolo privandolo allo stesso tempo della possibilità di guadagnare di più rischiando di più. Evitando, insomma, di avere ricchi (abili o fortunati) ed indigenti (incapaci o sfortunati), preferendo dignità per tutti.
Più in generale il sistema pensionistico ha l'obbiettivo di redistribuire risorse accolte dalla collettività degli aderenti in funzione del reale bisogno del singolo, soccorrendo chi è più sfortunato attraverso un piccolo contributo di tutti i fortunati, garantendo ad ognuno una vita dignitosa fino alla conclusione naturale.
Se questa è l'ottica, la pensione di anzianità è una singolarità, anche facendo salvo il principio di lavoro usurante (che comunque perde rilevanza mano a mano che la tecnologia e la civiltà rendono sempre meno frequenti i casi di usura fisica). 
L°anzianità non è un aspetto di solidarietà, ma di remunerazione: tanto ho lavorato e quindi, indipendentemente dalla mia età anagrafica e dalla condizione psicofisica, ho diritto al trattamento pensionistico perchè ho versato per tutti questi anni.
Questo alla faccia dei coetanei che hanno avuto la sfortuna di incappare in periodi di disoccupazione prolungati, che hanno avuto difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro - caso sempre più frequente - e via di questo passo. Sei stato disoccupato? Peggio per te, lavora ancora.
E normalmente il soggetto lo farebbe volentieri, solo che il lavoro ci fosse anche a sessant'anni...  arriviamo all'assurdo che chi ha cumulato il diritto alla pensione viene preferito a chi ha ancora necessità di lavorare perché gode di sgravi parafiscali, per non parlare dei pensionati che lavorano in nero (o in grigio), ma questo è un discorso ancora diverso...
Una proposta di eliminare in toto il concetto di anzianità, lasciando solo quello di età anagrafica, è così inammissibile? 
Si potrebbe portare la pensione di vecchiaia a 62 o 63 anni. e ovviamente, come già succede con il sistema contributivo, chi più ha versato più ottiene in pensione, ma non prima. E incoraggiando e/o riformando il mercato del lavoro perché continui  a occupare gli ultracinquantenni si possono ottenere anche significativi benefici per l'equilibrio economico del sistema pensionistico collettivo.


sabato 19 giugno 2010




Inviato per fax (gli indirizzi email che si trovano sul web relativi al distaccamento di Vigevano sono tutti errati) e, con PEC, alla Questura



Al Distaccamento Polizia Stradale Vigevano
e, pc, alla Questura di Pavia

Io sottoscritto Pietro Giovanni Molina, segnalo a codesto comando lo stato di pericolo alla circolazione (in particolare per i mezzi a due ruote) in cui versa il manto stradale della ex statale 494 nel tratto imminente al ponte sul fiume Ticino, lato provincia di Milano.
Vi chiedo di intervenire presso l'ente competente affinché la circolazione si di nuovo messa in sicurezza.

Pietro G. Molina



Questo è il testo di una mia "lettera al direttore", pubblicata su avvenire il 17 giugno.
Non è stata però colta l'essenza, che quindi sottolineo: non è tanto riferita a una proposta che lascia il tempo che trova senza il bisogno della mia critica, quanto una sottolineatura della frattura ormai completa della classe politica con la vita vera.


Caro direttore,

or ora ho letto l'articolo a pag. 13 di Avvenire di oggi 16.6.2010: "Hai figli? vai prima in pensione" e di primo impatto sono rimasto basito. Poi ho letto il sottotitolo e tutto è stato chiaro: "Politici a confronto sui costi della famiglia etc".
Solo a un politico che sono sempre più convinto vive al di fuori della realtà, può venire in mente che il problema sia quello. Caso mai potrebbe essere "Hai nipoti?...."
Invece di supportare la famiglia nel momento del bisogno (ho tre figlio - e un nipote - e quindi parlo per diretta conoscenza) si propone un contentino dal sapore populistico? Quello che serve è tempo nel periodi in cui serve (0-6 anni), mentre le politiche e il mercato del lavoro disincentivano il part time e le aspettative; sostegno economico (leggi sopratutto politiche fiscali) nei periodi in cui servono dai 12 anni al termine degli studi.
L'uscita anticipata è proposta da Buttiglione e condivisa da Enrico Letta? Una atroce delusione da chi a parole sostiene la famiglia e nei fatti ricerca consenso elettorale: come si concilia l'impiego di risorse per le famiglie con figli del passato - come la mia - che ora non hanno questi problemi, ma altri (occupazione dei giovani...) - con la mancanza di risorse per gli asili nido o i costi esorbitanti della scuola?
O ricordo male oppure questa nazione doveva puntare sulla educazione, ha un gap di istruzione superiore, ha tagliato risorse alle scuole ed università... con coraggio e coerenza e bipartisanismo, sic


domenica 13 giugno 2010

w/o limits: Immaginate Obama o Bush dire le stesse cose della corte suprema....


(tratto da Il Giornale.it, 13 giugno, 11:14)
"Quando una legge votata dalla nostra maggioranza non è da loro condivisa la impugnano, [i magistrati politicizzati] la portano davanti alla Corte costituzionale che è costituita da una maggioranza di giudici di sinistra e ne ottengono l’abrogazione.
E questo - sottolinea Berlusconi - la sinistra lo chiama rispetto delle regole. Invece è l’esatto contrario, è la negazione della democrazia"



Non mi pare si voglia riformare la giustizia, ma semmai la costituzione; o sarà meglio abolirla?